Veniamo da un decennio di crisi e di progresso, due concetti
solo apparentemente antitetici; la società in cui viviamo sembra essere
caratterizzata da un “frenesismo”, dallo scorrere veloce del tempo, da ritmi
serrati che lo inseguono, da una voglia matta di scoprire il proprio talento e
seguire determinati percorsi più o meno ambiziosi.
Oggi giorno, in ambito letterario, c’è chi scrive saggi
spinto dalla voglia di esprimere il proprio pensiero su un determinato
argomento; chi compone romanzi di ingegnosa fantasia; chi scrive articoli o
recensioni di mestiere, ma della poesia non vi è alcuna traccia, fatta
eccezione per quel Trastruemer, vincitore inatteso del nobel 2011. Eppure mezzo
secolo fa la poesia rappresentava ancora uno strumento di riflessione, in grado
di trasmettere emozioni come nessun altro genere letterario riusciva.



